(Jonas Bendikssen)
Un forte sibilo, poi un tonfo a ridosso del villaggio di Smirnoff, Siberia meridionale. Alcuni abitanti del luogo si precipitarono a vedere cosa fosse successo. Davanti ai loro occhi, un siluro fumante piantato a terra, come un enorme fiore di metallo incandescente cresciuto in mezzo all’erba; uno dei tanti vettori spaziali usati nella vicina base di Baikonpur per mettere in orbita i satelliti, ricaduto dal cielo dopo aver portato a termine la sua missione.
Dimitri e Liev, increduli di fronte a quello spettacolo apocalittico, si scambiarono un cenno d’intesa fra la gente accorsa e capirono cosa sarebbe accaduto di lì a qualche giorno; avrebbero aspettato che quel pezzo di metallo si raffreddasse e poi sarebbe partita l’accurata esplorazione del mezzo alieno. Per quei due ragazzini la caduta del missile era una benedizione estiva, in un posto dimenticato dal mondo dove non accadeva mai niente di nuovo.
Così, una mattina, decisero che era giunto il momento di mettere in atto il loro piano e si diressero nuovamente verso quello che sarebbe diventato il loro compagno di giochi. Il missile, visto da vicino, faceva impressione; non era difficile da scalare, bastava mettere i piedi nelle ammaccature giuste e fare forza con le braccia fino ad arrivare in alto, dove la punta, nell’impatto, si era staccata creando una comoda base sulla quale poter sostare. Giunti in cima, Dimitri si accucciò tra le lamiere e disse a Liev “ Oggi sarai il mio secondo pilota. Siediti e prepariamoci al lancio”
Liev, emozionato, fece un cenno di approvazione con la testa. Si sistemò alla meno peggio e guardò in basso davanti a sé, quasi ci fosse veramente un pannello di controllo pronto all’uso.
“Liev accendiamo i motori! propulsione al massimo!! viaaaaaaaaaaaa!!”
E tutti e due alzarono all’unisono le braccia verso il cielo ridendo a crepapelle.
“Bummmmmm!!!.... Oddio!!! siamo esplosiiiiiiii !!!” fece Dimitri “..immagina come sarebbe se fosse vero…un po’ di carne arrostita e basta”
“Smettila!” ribattè Liev con una smorfia di disgusto
“…e magari al nostro funerale avremmo avuto anche gli onori militari” aggiunse Dimitri ridendo
“E che me ne faccio degli onori militari, una volta morto?” disse Liev, poi facendosi più serio e pensieroso “Dimitri, senti ... ma tu cosa vuoi essere da grande”?
“mmmm… da grande… credo pilota. Di auto. Correre, correre veloce.. avere tante belle donne e vodka a fiumi! “
“Invece a me piacerebbe davvero essere astronauta” fece Liev “potrei spiare il mondo dall’alto, andare in galassie lontane.. mi vedrebbero tutti in televisione, ci pensi?”
“E le donne? guarda che nello spazio non te la puoi spassare con le donne, sai? Deve essere dura mentre galleggi in aria..”
“Cretino..” sorrise Liev “le donne mi aspetterebbero adoranti a terra, me la spasserei al ritorno…”
Smisero di parlare e si sdraiarono con cautela tra le lamiere, quasi assopiti in quei pensieri di futuro.
Intorno, solo dolci colline che sembravano mammelle verdi e tanto tanto silenzio, interrotto dal rumore del vento tra le foglie degli alberi.
“Sono sicuro che diventerai astronauta” disse all’improvviso Dimitri
“E io, che tu farai il pilota..” rispose Liev
Un colpo di reni e Dimitri si alzò facendo cenno a Liev di seguirlo. Era ora di andare.
Una volta scesi, si fermò un istante e con tono baritonale disse:
“Oggi, caro Liev, siamo esplosi. Ma domani si torna. Dobbiamo perfezionare a tutti i costi questa benedetta partenza per lo spazio”
Liev si mise sull’attenti “Agli ordini capitano! .. ce la faremo primo o poi, ne sono sicuro... dovessimo esplodere anche altre cento volte”
E zompettando soddisfatti in mezzo al verde si diressero verso casa.
Il fiore di metallo rimase improvvisamente solo, forse ad aspettare di rivederli per sbocciare nella loro sfrenata fantasia.
Nella meravigliosa illusione di animarsi ancora di vita vera.