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martedì, 15 settembre 2009

 

 Girato di fronte casa mia.

 

 

 

"Sulla strada verso il mare qualcuno incontrerai,

sulla strada verso il mare qualcosa sentirai" 

 

postato da: amoilmare alle ore 08:51 | link | commenti (29)
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lunedì, 07 settembre 2009

multiverso bendikssen                                                      (Jonas Bendikssen)

 
Un forte sibilo, poi un tonfo a ridosso del villaggio di Smirnoff, Siberia meridionale. Alcuni abitanti del luogo si precipitarono a vedere cosa fosse successo. Davanti ai loro occhi, un siluro fumante piantato a terra, come un enorme fiore di metallo incandescente cresciuto in mezzo all’erba; uno dei tanti vettori spaziali usati nella vicina base di Baikonpur per mettere in orbita i satelliti, ricaduto dal cielo dopo aver portato a termine la sua missione.
Dimitri e Liev, increduli di fronte a quello spettacolo apocalittico, si scambiarono un cenno d’intesa fra la gente accorsa e capirono cosa sarebbe accaduto di lì a qualche giorno; avrebbero aspettato che quel pezzo di metallo si raffreddasse e poi sarebbe partita l’accurata esplorazione del mezzo alieno. Per quei due ragazzini la caduta del missile era una benedizione estiva, in un posto dimenticato dal mondo dove non accadeva mai niente di nuovo.
Così, una mattina, decisero che era giunto il momento di mettere in atto il loro piano e si diressero nuovamente verso quello che sarebbe diventato il loro compagno di giochi. Il missile, visto da vicino, faceva impressione; non era difficile da scalare, bastava mettere i piedi nelle ammaccature giuste e fare forza con le braccia fino ad arrivare in alto, dove la punta, nell’impatto, si era staccata creando una comoda base sulla quale poter sostare. Giunti in cima, Dimitri si accucciò tra le lamiere e   disse  a Liev “ Oggi sarai il mio secondo pilota. Siediti e prepariamoci al lancio”
Liev, emozionato, fece un cenno di approvazione con la testa. Si sistemò alla meno peggio e guardò in basso davanti a sé, quasi ci fosse veramente un pannello di controllo pronto all’uso.
“Liev accendiamo i motori! propulsione al massimo!! viaaaaaaaaaaaa!!”
E tutti e due alzarono all’unisono le braccia verso il cielo ridendo a crepapelle.
Bummmmmm!!!.... Oddio!!! siamo esplosiiiiiiii !!!”  fece Dimitri “..immagina come sarebbe se fosse vero…un po’ di carne arrostita e basta”
“Smettila!”  ribattè Liev con una smorfia di disgusto
“…e magari al nostro funerale avremmo avuto  anche gli onori militari” aggiunse Dimitri  ridendo
“E che me ne faccio degli onori militari, una volta morto?”  disse Liev, poi facendosi più serio e pensieroso “Dimitri, senti ... ma tu cosa vuoi essere da grande”?
“mmmm… da grande… credo  pilota. Di auto. Correre, correre  veloce.. avere tante belle donne e vodka a fiumi! “
“Invece a me piacerebbe davvero essere astronauta”  fece Liev  “potrei spiare il mondo dall’alto, andare in galassie lontane..  mi vedrebbero  tutti  in televisione, ci pensi?”
“E le donne? guarda che nello spazio non te la puoi spassare con le donne, sai? Deve essere dura mentre galleggi in aria..”
“Cretino..” sorrise Liev “le donne mi aspetterebbero adoranti a terra, me la spasserei al ritorno…”
Smisero di parlare e si sdraiarono con cautela tra le lamiere, quasi assopiti in quei pensieri di futuro.
Intorno, solo dolci colline che sembravano mammelle verdi e tanto tanto silenzio, interrotto dal rumore del vento tra le foglie degli alberi.
“Sono sicuro che diventerai astronauta” disse all’improvviso Dimitri
“E io, che tu farai il pilota..” rispose Liev
Un colpo di reni e Dimitri si alzò facendo cenno a Liev di seguirlo. Era ora di andare.
Una volta scesi, si fermò un istante e con tono baritonale disse:  
“Oggi, caro Liev, siamo esplosi.  Ma domani si torna. Dobbiamo perfezionare a tutti i costi questa benedetta  partenza per lo spazio” 
Liev si mise sull’attenti “Agli ordini capitano!  .. ce la faremo primo o poi, ne sono sicuro... dovessimo esplodere anche altre cento volte”
E zompettando soddisfatti in mezzo al verde si diressero verso casa. 
Il fiore di metallo rimase improvvisamente solo, forse ad aspettare di rivederli per sbocciare nella loro sfrenata fantasia.
Nella meravigliosa illusione di animarsi ancora di vita vera. 
 
 
  
 
postato da: amoilmare alle ore 09:28 | link | commenti (15)
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martedì, 01 settembre 2009

smann    (Sally Mann)

 
Io non so se l’amore sia una guerra o una
tregua…
non so che farmene oggi di questo oggi
e me lo ciondolo fra le dita perplesse,
non so parlare quello che
è sentito nel profondo me, non so parlarlo
quell’essere qui presente fra le vite degli
altri…
 
Io non so niente altro che la vita e molte nuvole intorno
che me la confondono, me la confondono…
 
(Mariangela Gualtieri, Monologo del non so)
 
postato da: amoilmare alle ore 09:13 | link | commenti (22)
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giovedì, 23 luglio 2009

 

Appoggiata al  parapetto,
guarda verso lo strapiombo
e si sente indifesa,
come durante certi giochi da bambina
o quando lui le stava accanto.
 
Allora con le braccia si spinge indietro,
cercando un margine di sicurezza dentro quello spazio fatto di mare e aria  
che ipnotizza la mente.
 
Solcando il mare potrei arrivare ovunque.. ovunque.
Anche  dentro me stessa.
 
 L’Mp3 piantato nelle orecchie trasmette intanto intermittenza nostalgica,
Radiohead.. Let down.
E mentre il vento umido le fa colare il naso
sembra che ogni singola cosa intorno
scivoli  verso un senso di infinita attesa infinita.
 
 

 

 

postato da: amoilmare alle ore 08:21 | link | commenti (14)
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venerdì, 17 luglio 2009

Luglio

estate rondoni

 

 

 
 
Il sole è salito al colmo del cielo,
trema nell’aria un luminoso velo.
 
Scoppia la vita nei semi
Il mare desidera i tuffi, i remi.
 
A volte nel caldo così afoso
Il mondo si fa silenzioso.
 
Puoi sentire uno che fischietta per le scale,
o lontano, nell’oro del grano, le cicale.
 
(Estate)
 
 
 
E’ bello e tremendo
quando corre veloce
il mare
fuori dalle nostre città
come uno che ha
altri pensieri
 
e corre, corre e va
 
nel vento chiaro del mattino
è tuono, onda, schiuma
e andare andare andare…
 
Ma dove va,
cosa pensa
il mare?
            E’ come l’anima mia
che cerca inquieta l’aria
nell’aria, nella luce
la luce, nell’amore l’amore…
 
(Figura umana, mare)
 
 
Davide Rondoni, le parole accese.
Poesie per bambini e non
             
 
postato da: amoilmare alle ore 09:07 | link | commenti (10)
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giovedì, 09 luglio 2009

bolle di sapone

 

 
Entro in casa.
Mi avvicino al divano appoggiandovi la borsa, poi tolgo le scarpe e le lascio in mezzo al corridoio, una accanto all’altra. Pezzo per pezzo, un sentiero di indumenti dentro questo posto che non riconosco negli odori, nel rumore del legno sotto i piedi scalzi, nella poca luce che entra dalle finestre senza tende. Eppure mi avvolge, come un amante ingrato al quale non riesco a resistere.  
Mi dirigo  verso la vasca da bagno e comincio a riempirla;  mi piace versarvi il sapone e guardare la schiuma crescere, mentre  il  vapore dell’acqua calda forma una specie di nebbia che riporta a un’atmosfera patinata. Mi immergo allora con il fare di un’attrice del muto, fino a percepire un senso di ridicolo. Dopo prendo un po’ di schiuma versandola sul corpo e inizio a guardare le mattonelle di fronte a me. Non una parete quella, ma uno schermo temporaneo sul quale proiettare pensieri che forse non dirò mai. La prima mattonella la dedico a te.  Allungo un  dito e rimodello il vapore scrivendo a caratteri cubitali ti voglio.  Passo poi alla seconda. Disegno un fiore, infine una vertigine, in una sequenzialità senza senso, e penso che adesso sembra tutto così leggero.
Sposto lo sguardo più a lato, le calze appena lavate pendono dallo stendino di fortuna; trasparenze che hanno memoria di passi, di dita indiscrete.
Stasera ti vedrò, finalmente.
Ed è  proprio in questo momento che immagino tutti i miei pensieri impregnati di te, che fluttuano leggeri. Nascosti dentro tante piccole bolle di sapone.  
 
postato da: amoilmare alle ore 08:49 | link | commenti (17)
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mercoledì, 01 luglio 2009

lumache

 

 

 
Affido questi sei versi alla mia bottiglia nel mare
con il segreto proposito che un giorno
giunga ad una spiaggia quasi deserta
e un bambino la trovi e la stappi
e invece che versi estragga piccole pietre
e aiuti e ammonimenti e lumache.
Mario Benedetti, Bottiglia nel mare.
 
 
postato da: amoilmare alle ore 09:13 | link | commenti (17)
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venerdì, 19 giugno 2009

gelsomino

 
Se nun ve n’annate entro entro cinque secondi ve prendo a calci ‘n culo”
 
Ogni volta che Alfredo intuiva qualche strano movimento vicino la sua aiuola di gelsomino, la frase era sempre la stessa. Curava quella pianta con una dedizione tale da esserne geloso come di una femmina.
La pianta era cresciuta a ridosso di un muretto di recinzione piuttosto alto e sotto i suoi rami ci si poteva nascondere facilmente. Era un luogo di ritrovo per  ragazzini pomicioni del quartiere, per gatti randagi che facevano buchette a mo’ di water e soprattutto per Chicca Betta e Carlo.
In estate il loro passatempo preferito era  quello di accucciarsi tra il fogliame, strappare i fiori di gelsomino, metterli dentro un contenitore con dell’acqua e schiacciarli ben bene. Il risultato era un composto filamentoso e profumato piuttosto vomitevole, spacciato per vino.
Quando Alfredo si rese conto delle decapitazioni in atto sulla pianta, cominciò ad arrabbiarsi sul serio. Un giorno, accortosi della presenza dei tre alle prese con l’ennesima vendemmia di fiori, uscì dalla porta di casa con un grande sasso in mano. L’immagine di quell’omaccione al colmo dell’incazzatura che li minacciava con un macigno adatto a stendere un elefante fu terrore allo stato puro. Come animali braccati, i tre presero la fuga nascondendosi dietro un’altra siepe di un giardino limitrofo. Chicca, nell’accucciarsi per nascondersi, posò inavvertitamente la mano destra sopra un cacatone del cane lupo che scorazzava spesso da quelle parti. Lo schifo fu tale che avrebbe voluto tirare un urlo, ma il cacciatore col sercio in mano era ancora nei paraggi. Meglio un po’ di tanfo biologico che una sassata.  
Da quella volta il sor Alfredo ebbe la meglio. La vicenda convinse i tre, e soprattutto Chicca, a cambiare attività ludica. La ragazzina da quel momento si dedicò ad allagare i formicai della zona con l’acqua della vicina fontanella.
Fatto sta che l’aiuola  visse un periodo di benessere. In quel palazzo i ragazzini crebbero e se ne andarono, lasciando il posto a parecchi anziani e a una sola coppia giovane proveniente dall’Ucraina. Niente più schiamazzi, solo tanto silenzio.
Alfredo, ancora oggi, s’affaccia ogni sera dalla finestra della cucina e a modo suo fa due chiacchiere con quel muro di gelsomino che sta là, fedele. Discorsi che lo rasserenano, nei quali ripercorre impressioni della giornata trascorsa, ricordi lontani. Dopo un respiro profondo, richiude le persiane che cigolano forte  dicendo tra sé “me tocca mettece ‘n po’ d’olio”.. ma non lo fa.  Perché quel rumore acuto gli fa venire in mente, ogni volta, le voci dei ragazzini di un tempo.      
 
 

postato da: amoilmare alle ore 11:55 | link | commenti (16)
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giovedì, 04 giugno 2009

larrain

(Sergio Larrain)

 
In seguito ho spesso pensato rievocando quello strano tempo, che sia stata quell’azione minima, insignificante in se stessa, quell’accendere quel fiammifero, a determinare l’intero corso di entrambe le nostre vite.
 
 
(James Joyce, Ulisse) 
 
postato da: amoilmare alle ore 09:48 | link | commenti (17)
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giovedì, 28 maggio 2009

spiaggia

 

 
La sabbia della spiaggia è materasso riscaldato, il sole una coperta.
In questo letto dell’estate
mi scappano dei sogni ad occhi aperti
allora mi rivedo fra le onde
ciao ciao verso la riva, tra schizzi, urla disumane
e tu che aspetti già impaziente 
dai sbrigati! fammi vedere le mani! sono tutte rattrappite”
l’asciugamano teso in aria, come un mantello da mago dentro al quale non volevo sparire.
Mi sento un pescetto.. ancora due minuti
ho detto sbrigati, che poi ti ammali”  ma lo dicevi dolce, senza convizione.
E una volta fuori, girarmi verso il blu con la promessa “aspetta ancora un pò, sto per tornare”. 
 
Poi si sovrappone la linea della tua mano.
Io già grande, sullo scoglio ventilato
tu accanto a me, gli occhi socchiusi e una bocca pronta all’uso
non ti ho mai detto che proprio allora mi sono innamorata
che da lì tutto è finito e poi ricominciato.
E dopo un tuffo al cuore ed uno in mare
sentire che non ero più la stessa
che per la prima volta la vita aveva aspettato.
Ma oggi sono qui, di nuovo,
con certe assenze che mi sembrano troppo grandi
e quel che è stato lo sento accanto a me, silente,
dentro un tepore che adesso fa quasi male,
in questo vecchio e un po’ disfatto
letto dell’estate.   
 
postato da: amoilmare alle ore 13:42 | link | commenti (12)
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